Negli ultimi anni del secolo appena trascorso, la pedagogia ha visto il lavoro di diversi autori rivolgersi al tratteggio di nuovi percorsi per ridefinire la tanto ambita autonomia e le tanto ricercate coordinate scientifiche. Si è riusciti ad assolvere a importanti adempienze, si sono avanzate opportune ipotesi circa i nessi con le scienze dell’educazione ma si è verificato anche un “eccesso”: la giusta apprensione, non sempre misurata, per lo statuto della disciplina ha appannato e affievolito il percepire rettamente la realtà della situazione presente con la conseguenza di un “estraniamento”, in tutto o in parte, dalla realtà delle correnti di pensiero del nostro tempo e forse primamente dalla realtà quotidiana in cui accanto ad aspetti belli grandeggiano disorientamento, confusione, frustrazioni, dolore... Di fronte alla dominante preoccupazione per l’educativo, il discorso pedagogico dev’essere responsabile, capace d’imboccare sentieri meno battuti, realizzare nuovi compiti e riportare la pedagogia al suo nucleo fondante: l’uomo, dedotto non tanto dal sistema quanto dal contatto esistenziale che con esso si instaura.
Costruirsi nel dialogo

Negli ultimi anni del secolo appena trascorso, la pedagogia ha visto il lavoro di diversi autori rivolgersi al tratteggio di nuovi percorsi per ridefinire la tanto ambita autonomia e le tanto ricercate coordinate scientifiche. Si è riusciti ad assolvere a importanti adempienze, si sono avanzate opportune ipotesi circa i nessi con le scienze dell’educazione ma si è verificato anche un “eccesso”: la giusta apprensione, non sempre misurata, per lo statuto della disciplina ha appannato e affievolito il percepire rettamente la realtà della situazione presente con la conseguenza di un “estraniamento”, in tutto o in parte, dalla realtà delle correnti di pensiero del nostro tempo e forse primamente dalla realtà quotidiana in cui accanto ad aspetti belli grandeggiano disorientamento, confusione, frustrazioni, dolore... Di fronte alla dominante preoccupazione per l’educativo, il discorso pedagogico dev’essere responsabile, capace d’imboccare sentieri meno battuti, realizzare nuovi compiti e riportare la pedagogia al suo nucleo fondante: l’uomo, dedotto non tanto dal sistema quanto dal contatto esistenziale che con esso si instaura.
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